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Quando passivo è positivo

Boccole Ferrovie

Sintesi

L’innovativo contributo di Hans Eek e Wolfgang Feist

L’architetto svedese Hans Eek e il ricercatore tedesco Wolfgang Feist sono stati insigniti del prestigioso Göteborg Award for Sustainable Development 2003, grazie al loro innovativo contributo per lo sviluppo degli edifici passivi. Eek ha guidato il progetto che ha visto la realizzazione di unità abitative a schiera a Lindås, in Svezia, riscaldate unicamente da sorgenti di calore interne: i loro occupanti. Terminate nel 2001, sono considerate le prime case passive del paese. Feist ha realizzato analoghi edifici in Germania ed è stato il direttore scientifico del Progetto europeo Cepheus, che ha promosso la progettazione di edifici passivi in Austria, Svizzera, Francia, Svezia e Germania, al quale ha collaborato anche Hans Eek.
Il Göteborg Award for Sustainable Development è un riconoscimento internazionale che premia i successi nell’ambito dello sviluppo sostenibile. Istituito nell’autunno 2000, il premio ammonta a un milione di corone svedesi, pari a circa 107.000 euro, ed è amministrato e finanziato da una coalizione formata dalla giunta comunale di Göteborg e da 12 società, tra cui la SKF.

Tanto i costruttori quanto i progettisti ne hanno compreso i vantaggi di natura ambientale ed economica: si va finalmente diffondendo il concetto di casa passiva, che diventa uno strumento importante per contrastare il
fenomeno del surriscaldamento globale.

Definire “passivo” un edificio può suonare strano, poiché, per sua natura, appare tendenzialmente inerte. Nel linguaggio odierno, tuttavia, il termine si riferisce a un particolare standard costruttivo che assicura una sensibilissima riduzione dei consumi energetici. È passivo un edificio con un involucro altamente coibentato, dotato di un efficiente scambiatore di calore, in grado di sfruttare passivamente gli apporti solari e le sorgenti di calore interne (persone, apparecchiature, illuminazione artificiale), senza necessitare di un impianto termico convenzionale per il riscaldamento invernale, nemmeno a latitudini come quelle scandinave.

Nei climi più caldi, lo scambiatore di calore agisce semplicemente al contrario, raffreddando l’aria in entrata con quella in uscita e rendendo praticamente superfluo il sistema di condizionamento.

Pur rimanendo una realtà alquanto limitata, ultimamente gli edifici passivi godono di un interesse crescente, complici l’eccessivo aumento dei costi energetici e una maggiore consapevolezza ambientale.

Pur in mancanza di un impianto termico convenzionale, luci artificiali, acqua calda ed elettrodomestici richiedono un consumo minimo di energia. In Svezia, il consumo energetico di una casa passiva è inferiore di circa 90 kWh/m2 rispetto a quello delle comuni costruzioni, e le emissioni di gas a effetto serra sono ridotte del 70 percento circa.

“Le case passive contribuiscono in modo significativo alla riduzione sia dei consumi energetici sia delle emissioni di anidride carbonica”, dichiara Hans Eek, architetto e antesignano del settore, il quale ha ricevuto, nel 2003, il Göteborg Award for Sustainable Development (nel riquadro). “L’edilizia abitativa incide per il 40 percento circa sul consumo energetico mondiale e per il 50 percento sulle emissioni di CO2“.

In Svezia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti sono allo studio vari progetti per la costruzione su vasta scala di abitazioni passive. A Göteborg, in Svezia, la società immobiliare nazionale Framtiden ha annunciato che dal 2009 adotterà questo principio costruttivo per almeno il 40 percento delle case di nuova costruzione.

L’installazione aggiuntiva di pannelli fotovoltaici per il riscaldamento dell’acqua, rende le costruzioni passive “case a zero energia”.

Negli Stati Uniti, a Boulder, in Colorado, Eric Doub, proprietario della Ecofutures Building, nel 2005 si è costruito un’abitazione di questo tipo. Doub ha incorniciato l’assegno di 8,45 dollari, ricevuto nel 2006 dalla società locale per l’energia, Xcel Energy, come rimborso per aver ceduto alla rete pubblica più elettricità di quanta ne avesse consumata. Battezzata “Solar Harvest”, la casa di Doub “raccoglie” il calore dell’irraggiamento solare e lo immagazzina in un ampio serbatoio interrato per l’acqua e, mediante pannelli fotovoltaici posti sul tetto, produce elettricità.

Quella di Doub a Boulder, insieme alle abitazioni passive in Svezia e Germania, testimonia la svolta verso la cosiddetta edilizia “ecologica” – edifici di nuova costruzione o ristrutturati, concepiti per ridurre i consumi di acqua e di energia, per limitare le acque di scarico e, complessivamente, per ridurre significativamente l’impatto ambientale.

Sebbene il settore manchi di un’omogeneità normativa, gli standard europei stabiliscono che gli edifici ecologici debbano garantire un consumo energetico inferiore come minimo del 25 percento rispetto a quanto previsto dalle norme locali per gli edifici tradizionali. Tuttavia, i risparmi ottenuti superano di gran lunga questi valori.

Da un’indagine condotta negli Stati Uniti risulta che le case ecologiche più moderne e più efficienti offrano normalmente risparmi energetici del 30, 40 o addirittura 50 percento, rispetto alle abitazioni convenzionali, con prestazioni che risultano migliorate di oltre il 70 percento. Dallo studio è emerso altresì che le abitazioni nordamericane rilasciano ogni anno nell’atmosfera circa 2.200 milioni di tonnellate di anidride carbonica, pari al 35 percento circa delle emissioni prodotte dall’intero continente. Una rapida adozione da parte del mercato delle moderne tecnologie per il risparmio energetico porterebbe tuttavia a una riduzione di circa 1.700 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030, rispetto alle previsioni già formulate per quel periodo. Una riduzione di tale portata equivale alle emissioni prodotte nel 2000 dall’intero sistema americano dei trasporti.

Gli edifici passivi offrono altresì un maggior comfort interno. L’efficiente sistema di ventilazione che immette aria dall’esterno opportunamente filtrata, nonché l’assenza di spifferi e dispersioni, rende l’ambiente indoor molto più salubre, soprattutto nelle grandi città.

Negli Stati Uniti, ogni anno si stima una spesa pari a 58 miliardi di dollari per patologie connesse direttamente a inquinanti presenti negli edifici. Secondo i ricercatori, costruire ambienti di lavoro più salubri migliorerebbe le prestazioni dei lavoratori, offrendo un risparmio annuo aggiuntivo pari a 200 miliardi di dollari.

I problemi connessi alla formazione di muffe negli edifici ben coibentati non si verificano in realtà nelle costruzioni passive di moderna concezione, che garantiscono una ventilazione efficiente.

Malgrado i comprovati benefici in termini ambientali, economici e sanitari, il numero di case passive è ancora molto esiguo nel complesso dell’edilizia abitativa e commerciale di nuova realizzazione. La forte crescita dei costi energetici e l’urgenza per la questione del cambiamento climatico stanno però premendo sull’acceleratore.

“Penso che nei prossimi anni assisteremo a un rapido sviluppo”, sostiene Svante Wijk, Coordinatore per l’Energia della NCC Construction, una delle principali società immobiliari dei Paesi scandinavi.

Un elemento a favore è sicuramente la diminuzione dei costi connessi all’edilizia ecologica. Oggi il dubbio dei progettisti non è se costruire o meno edifici a standard energetico passivo, bensì a quale livello costruirli. Un ulteriore fattore di spinta in questo senso è che i governi e le autorità di tutto il mondo, compresa l’Unione Europea, stanno lavorando all’armonizzazione di norme costruttive più severe. È opinione diffusa che nei prossimi anni diventerà obbligatorio costruire edifici a basso consumo se non, addirittura, a energia zero e zero emissioni.

 

 

 

 

 

 

 

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