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Aperti a nuove idee

Per fronteggiare le maggiori difficoltà, molte imprese hanno cominciato ad attingere nuove idee dall’esterno. Nota come “open innovation”, questa strategia apporta notevoli vantaggi.

Testo Peter Johansson, Automotive Innovation Strategy Illustrazioni Yuta Onoda

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Fatti

Quattro modelli base
L’innovazione aperta è implementabile attraverso quattro modelli base: product platforming, idea competition, customer immersion e collaborative product development.

Il product platforming implica lo sviluppo incompleto di un prodotto da fornire poi ai contributori, i quali lo utilizzano come ”toolkit”. Quest’ultimo può essere usato per personalizzare le soluzioni. Ai contributori è richiesto di ampliare la funzionalità della piattaforma di prodotto. Un esempio è dato dallo sviluppo di applicazioni per gli iPhone Apple.

Il modello di idea competition presuppone la creazione di un contesto competitivo tra i cooperatori, secondo il quale le soluzioni migliori ricevono premi in denaro. Questa modalità si avvale spesso del supporto di intermediari.

Il customer immersion è un processo che prevede l’interazione del cliente nella fase avanzata del processo di progettazione o gestione del prodotto. Può essere intesa come l’innovazione dell’utilizzatore.

Il modello collaborative product development è analogo al product platforming, dal quale si differenzia sostanzialmente per il fatto che i contributori non esercitano alcun controllo, che rimane appannaggio dell’azienda elaboratrice (hosting).

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SCA

Professor Chesbrough

Open Innovation

Nell’ultimo decennio l’economia globale è stata caratterizzata da grande instabilità. Per mantenere la propria redditività, le imprese di tutto il mondo sono state obbligate ad adottare nuove strategie. Six Sigma, Lean Manufacturing e Business Excellence sono alcuni degli strumenti utilizzati da molte aziende per ottimizzare l’efficienza in risposta alle forti pressioni cui sono state sottoposte, compresa una più agguerrita concorrenza e la riduzione dei tempi di immissione sul mercato dei prodotti.

Pur avendo contribuito a migliorare i risultati di molte aziende, queste metodologie hanno prodotto uno spiacevole effetto collaterale: la ridotta capacità di innovare. Considerato che l’innovazione è uno dei fattori principali per garantire la crescita e il successo delle aziende nel lungo termine, l’effetto non è trascurabile.

Il concetto su cui si basa l’innovazione tradizionale è legato al controllo del processo e alla tutela della proprietà intellettuale. Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, molte grandi imprese cominciarono a investire pesantemente nelle divisioni scientifiche, affidando loro il compito di fare da apripista nella ricerca. Assumere i migliori scienziati divenne il modo attraverso il quale le imprese si garantivano l’accesso alla massima conoscenza. Le risorse interne erano concepite come le più affidabili ed efficienti rispetto ad altre opzioni.

Oggi, però, molte aziende hanno realizzato che aprire sistematicamente i propri confini all’innovazione e alla conoscenza altrui aumenta il potenziale innovativo. Noto con il termine di “open innovation”, questo approccio è stato adottato da molte imprese, oltre che da governi e organizzazioni non profit, che hanno fatto dell’innovazione il loro vessillo.

Allo statunitense Henry Chesbrough, teorico dell’organizzazione d’impresa e docente presso la Haas School of Business della Berkeley University of California, è attribuita la paternità della locuzione “open innovation”, e la sua definizione è quella più diffusamente citata.
Nel suo libro Open Innovation: Researching a New Paradigm (2006), egli spiega che l’innovazione aperta si sostanzia in quei “flussi di conoscenza in entrata e in uscita, che hanno lo scopo di accelerare il processo di innovazione interna e accrescere i mercati per l’utilizzo dell’innovazione all’esterno. Secondo il paradigma le aziende, nel migliorare la propria tecnologia, potrebbero e dovrebbero utilizzare idee nate all’esterno tanto quanto quelle interne, e modalità di accesso al mercato interne ed esterne”.

La premessa del concetto di open innovation è che il mondo possiede una base cognitiva ampiamente distribuita e le aziende non possono basarsi esclusivamente sulla ricerca condotta al proprio interno. Dovrebbero, anzi, essere pronte a sfruttare processi e brevetti di altre imprese, lasciando che le proprie invenzioni inutilizzate possano essere a loro volta sfruttate da altre imprese, attraverso processi di licensing, joint venture e spin-off.

Il gruppo internazionale svedese SCA, che opera nel settore forestale, nell’ambito dei prodotti per l’igiene personale, rappresenta un esempio di azienda che, operando in un settore maturo, si è convertita all’innovazione aperta.

Per l’azienda svedese, l’innovazione è un mezzo per differenziare prodotti e servizi, oltre che un modo per mantenere e consolidare la propria posizione di mercato, rafforzando i marchi e guidando la crescita.

Kerstin M. Johansson, responsabile del programma open innovation presso la SCA, sottolinea che la sua azienda lo attua in vari modi, compresi lo scambio di brevetti, la collaborazione con i fornitori e l’utilizzo di intermediari – individui o imprese che mettono in collegamento le aziende con la conoscenza che può essere loro utile.

Ricorrendo a questi mediatori, spiega Johansson, la SCA ha ottenuto input e soluzioni da persone e aziende all’esterno delle reti esistenti. Questo ha portato alla realizzazione di nuove soluzioni per imballaggi, componenti di materiali e sostanze chimiche, come pure all’ottimizzazione dei metodi di misurazione.

“L’utilizzo di intermediari ci ha permesso di trovare più velocemente le soluzioni, oltre che di individuare nuovi metodi per risolvere i problemi. È stato anche un modo per ricevere suggerimenti su come predisporre nuove esecuzioni o utilizzare nuovi componenti e materiali”, osserva. “Ci è anche capitato di credere di conoscere ogni possibile soluzione e di scoprire, attraverso l’open innovation, che esistevano altre possibilità. Ci siamo resi conto che questo tipo di approccio può essere valido anche per problemi di natura non puramente tecnica, come reperire nuovi fornitori, ad esempio”.

Sebbene i problemi della SCA non siano completamente risolvibili attraverso gli intermediari, aggiunge, l’azienda trae comunque vantaggio da soluzioni parziali e da nuovi approcci, poiché i progetti vengono ulteriormente sviluppati.

Guardando al futuro, lo sviluppo della comunicazione digitale e il correlato maggior numero di soluzioni, come quelle presentate nei social media, significa che si è aperta una nuova porta per il mondo del business. Prossimamente il flusso delle idee, della conoscenza e delle soluzioni avverà in modi sempre più sofisticati.

Per sopravvivere, le imprese che puntano al rinnovamento di prodotti e servizi dovranno verosimilmente rivolgersi a fonti di innovazione esterne.

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