Reputazione solida

Un’azienda italiana a conduzione familiare, che produce macchine agricole affronta il nuovo secolo armata di idee innovative, prodotti ecologici e vigore giovanile.Nel Veneto la viticoltura è una tradizione secolare. Negli anni Cinquanta, alcuni viticoltori della regione decisero di dare la precedenza alla qualità sulla quantità e di ridurre la dipendenza dal mercato locale con le esportazioni. Oggi, grazie a queste decisioni prese mezzo secolo fa, case vinicole come la Pieropan di Soave –vedi riquadro– hanno conquistato fama internazionale. Una strategia similare è quella seguita dalla Berti Macchine Agricole, un’azienda a conduzione familiare, che produce macchine per i settori agricolo e forestale. Pur non essendo noto al vasto pubblico, il nome Berti gode di una solida e crescente reputazione nel suo settore.

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Sintesi

Come gli agricoltori, anche i produttori di macchine agricole e relativi componenti sono clienti esigenti. Per esempio i cuscinetti orientabili a sfere di una trinciasarmenti devono essere in grado di funzionare nonostante le sollecitazioni a cui sono soggetti. Una trinciasarmenti Berti può compiere 2300-2400 giri al minuto e sopportare un carico compreso tra 1300 e 1500 N. Non la si usa ogni giorno, ma deve assolutamente funzionare quando occorre; in agricoltura, le decisioni sono in parte basate sui capricci della natura, quindi un mancato funzionamento al momento sbagliato può essere un disastro.

I cuscinetti orientabili a rulli SKF sono installati nelle macchine agricole Berti per usi gravosi e nella gamma di macchine forestali, che compiono 2200-2300 giri al minuto e sopportano carichi fino a 5000 N. «Le sollecitazioni per i cuscinetti sono dovute non tanto al peso quanto agli urti che le macchine subiscono in esercizio», spiega l’ingegnere Stefano Tenuti della divisione vendite industriali della SKF Industrie S.p.A.

Un’azienda italiana a conduzione familiare, che produce macchine agricole affronta il nuovo secolo armata di idee innovative, prodotti ecologici e vigore giovanile.Nel Veneto la viticoltura è una tradizione secolare. Negli anni Cinquanta, alcuni viticoltori della regione decisero di dare la precedenza alla qualità sulla quantità e di ridurre la dipendenza dal mercato locale con le esportazioni. Oggi, grazie a queste decisioni prese mezzo secolo fa, case vinicole come la Pieropan di Soave –vedi riquadro– hanno conquistato fama internazionale. Una strategia similare è quella seguita dalla Berti Macchine Agricole, un’azienda a conduzione familiare, che produce macchine per i settori agricolo e forestale. Pur non essendo noto al vasto pubblico, il nome Berti gode di una solida e crescente reputazione nel suo settore.

«Nei primi anni Venti, mio nonno aprì un’officina per la riparazione di macchine», racconta Mario Berti, direttore generale dell’azienda. Negli anni Cinquanta e Sessanta, l’azienda crebbe parallelamente all’espandersi dell’economia italiana in generale e degli investimenti nel settore vinicolo veneto in particolare.

Nel 1959 la famiglia Berti si trasferì da Vicenza a Caldiero, una località vicina a Verona. A quell’epoca, Berti padre si era specializzato in macchine agricole ed aveva cominciato a costruire macchine irroratrici di zolfo e caricatrici per uva.

Saper ascoltare
Nel 1972 la Berti sviluppò una macchina trinciasarmenti per frutticoltura e viticoltura. Si trattava di un progetto innovativo e la concorrenza era scarsa; la macchina riscosse quindi un grande successo. «L’anno seguente abbiamo dovuto aumentare la produzione», spiega Mario Berti. Il primo modello era disponibile in tre o quattro misure. Man mano che le vendite aumentavano, la Berti si dedicò ad ascoltare con attenzione i propri clienti agricoltori. E gli agricoltori chiedevano più macchine per lavorare più tipi di suolo, movimentare più raccolti ed operare su una maggiore varietà di topografie (terreni pianeggianti, a terrazze, in pendenza) e condizioni di terreno.

Negli anni Settanta l’azienda cominciò a esportare la sua crescente gamma di prodotti in Francia e in Spagna; negli anni Ottanta le esportazioni si estesero anche a Grecia e Germania. All’epoca della morte del padre, nel 1983, Mario Berti e suo fratello Giorgio erano già da sette anni alla guida dell’azienda.

L’anno successivo vide l’ingresso sul mercato di concorrenti seri, sia italiani che internazionali, ma i fratelli Berti erano preparati. «Abbiamo partecipato a fiere commerciali agricole e sviluppato una rete di concessionari all’estero – spiega Berti – E abbiamo continuato ad accrescere la nostra gamma ed il numero di accessori».

Nel 1986 i fratelli Berti decisero di concentrare l’attività sulle trinciatrici per uso agricolo. Si trasferirono nell’attuale stabilimento da 2400 metri quadrati (attualmente in fase di ampliamento per ottenere un totale di 6000 metri quadrati di spazio coperto).

Nello stesso anno, per il marchio Berti è stato adottato il colore arancione (prima era blu e bianco), con l’aggiunta del logotipo con la scala dello stemma scaligero e l’ingranaggio dell’agricoltura meccanizzata.

La crescente attenzione per i problemi dell’ambiente e le nuove regole per l’agricoltura adottate dalla Comunità europea hanno contribuito a mettere in primo piano l’ecologicità delle macchine Berti. La domanda ha continuato ad aumentare, così come, osserva Mario Berti con rammarico, la concorrenza.

Precedenza alla qualità
Nel 1989, i Berti presero una decisione strategica riguardo all’orientamento della loro azienda. «Abbiamo deciso di basare la nostra reputazione sulla qualità piuttosto che sul prezzo – racconta Mario Berti – Non eravamo certi di poter produrre le macchine a un prezzo inferiore rispetto ai concorrenti, ma eravamo sicuri di poter produrre macchine migliori».

L’azienda ha continuato ad ampliare la propria gamma. Nei primi anni Novanta si aggiunsero le macchine forestali. Oggi la Berti Macchine offre 48 modelli base per parchi e giardini, agricoltura, manutenzione generica delle aree verdi e silvicoltura. L’azienda non ha mai tolto alcun modello dalla sua linea di prodotti. Se si tiene conto di tutte le misure, l’azienda produce oltre 210 macchine e le vende in 40 paesi.

Nel 2002 la Berti Macchine ha venduto 3200 macchine per un totale di 8 milioni di euro; rispetto a cinque anni prima, il numero di unità è quasi raddoppiato e gli introiti sono più che triplicati.

Mario Berti attribuisce a svariati fattori il successo dell’azienda su un mercato altamente competitivo e la sua crescita accelerata negli ultimi cinque anni:

  • Vigore giovanile. Filippo Berti, figlio di Mario (e appena ventunenne all’epoca) cominciò a lavorare in azienda nel 1996, quando Giorgio inaspettatamente morì. Oggi Filippo è responsabile delle vendite. Nel 1997 entrò in azienda l’attuale direttore delle esportazioni Ivan Bianchi, allora appena laureato. L’età media degli addetti alla produzione è di circa 27 anni.
  • Relazione personale con i clienti. «Noi li ascoltiamo davvero – dice Bianchi – Ogni mercato ha le sue esigenze e richiede determinate modifiche, e noi siamo pronti a realizzarle. Non siamo un’enorme multinazionale, ma offriamo flessibilità, risposte immediate ed una dimensione umana».
  • Manodopera altamente specializzata e con ridotto tasso di avvicendamento. «Tutti i nostri operai sono originari della zona ed il 70% di loro è cresciuto assieme a noi», dice Filippo Berti.
  • Costante innovazione di prodotti e processi. Quest’anno la Berti presenterà due nuovi modelli al mercato viticolo e agricolo. Inoltre è in fase di sviluppo un nuovo macchinario per aiutare enti pubblici e privati a gestire le zone verdi. Nel 2002 è stato creato un nuovo reparto ricambi per sviluppare un flusso di introiti parallelo. Inoltre, l’azienda sta automatizzando il suo processo di verniciatura per verniciare le macchine in modo più veloce ed efficiente, oltre che più sicuro per gli addetti.
  • Nuovi mercati. Per la sua crescita futura, la Berti guarda ai mercati in via di sviluppo in Europa orientale, Asia e America latina.

Finora, queste strategie sono state benefiche per l’azienda. «La nostra forza sta nella nostra serietà – commenta Mario Berti – Vogliamo servire i nostri clienti oggi e tra dieci anni, che si trovino dietro l’angolo o in capo al mondo».

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SOAVE e SKF
Alcuni dei vini bianchi italiani più noti provengono dalle colline di Soave, vicino a Verona. Il Soave prodotto da Pieropan non ne è che una piccola parte, ma è considerato tra i migliori bianchi della regione. Nel 1968, questo fu il secondo vino bianco in Italia a ricevere la denominazione di origine controllata e da allora il Soave Pieropan ha vinto molti premi internazionali.

Sui 35 ettari della Pieropan si producono tre tipi di Soave e due vini dolci. «Produciamo 350.000 bottiglie all’anno – dice Teresita Pieropan, responsabile del marketing della casa vinicola – Tutto il lavoro che facciamo è manuale, ma quattro anni fa abbiamo acquistato una trinciasarmenti Berti che ci aiuta a risparmiare tempo e manodopera».

La macchina aiuta la famiglia Pieropan a curare le sue vigne terrazzate. «Di solito la trinciasarmenti segue il trattore – spiega Pieropan – ma da noi è montata in modo da precederlo. Ciò migliora la manovrabilità e la facilità di uso, riducendo l’usura dei pneumatici del trattore».

«Inoltre, questa macchina non ha mai subito guasti», aggiunge.